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Fondazione Mantovani

– FONDAZIONE MANTOVANI/SAN VITTORE OLONA: INAUGURATA LA NUOVA STANZA MULTISENSORIALE DESTINATA AI RESIDENTI DEL NUCLEO ALZHEIMER

(SAN VITTORE OLONA) – Un luogo piacevole, un rifugio speciale e unico. E’ la stanza multisensoriale che è stata inaugurata  lunedì 2 luglio scorso presso il Nucleo Alzheimer della Casa Famiglia di San Vittore Olona di Fondazione Mantovani.

UN RIFUGIO SICURO PER IL PAZIENTE E I SUOI FAMILIARI – “La ‘sensory room’ – spiega il dottor Tiziano Camnasio, pneumologo e Direttore Sanitario del Gruppo – permette di ricreare al suo interno le esperienze che riguardano i nostri sensi: la vista, l’olfatto, il tatto, l’udito. Si realizza così – sottolinea il medico – un ambiente attento alla persona dentro al quale regnano fiducia, rispetto e attenzione verso il paziente. Condizioni essenziali nella relazioni con soggetti fragili, affetti da una patologia così invalidante e degenerativa che distrugge lentamente e in modo progressivo le cellule del cervello”.

 LA ‘STIMOLAZIONE DOLCE’PER UNA MIGLIORE QUALITA’ DELLA VITA – La stanza multisensoriale si configura come uno spazio in grado d’incidere positivamente sulla qualità della vita dei residenti.  Luci soffuse, aromi che stimolano i ricordi di una  vita, immagini e suoni rilassanti, un pavimento che sembra un prato. Elementi che, se da un lato, non aumentano le capacità cognitive del paziente, dall’altro, secondo quanto dimostrato in lettura scientifica, contribuiscono a calmare il comportamento aggressivo e a migliorarne l’umore. “Questa ‘stimolazione dolce’ – osserva il Direttore Sanitario  – assume un particolare significato:  consente di limitare quei cambiamenti di personalità e disturbi del comportamento che sono spesso associati all’incedere della malattia”.

IL CONTESTO SI ADEGUA ALLE ESIGENZE DEI RESIDENTI – “L’attenzione del Gruppo al fine di migliorare la qualità della vita dei soggetti affetti da malattia di Alzheimer e da ogni altra forma di demenza – rimarca il Direttore Generale Michele Franceschina – ci ha condotto nel corso degli anni ad affiancare alle modalità di cura più tradizionali, interventi di tipo non farmacologico. Questo al fine così di limitare i numerosi disturbi che sono collegati a tale patologia in modo dolce, rivoluzionando l’approccio: è il contesto che si adegua alle esigenze delle persone malate e che a causa del declino cognitivo non sono più in grado di comportarsi in modo adeguato all’ambiente”.